Posted 3 months ago
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Paul Desmond - Brubeck in the background (Take Ten - Listen here)

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Paul Desmond - Brubeck in the background (Take Ten - Listen here)

Posted 3 months ago

Per cogliere meglio l’ importanza di Paul Desmond ascoltiamo una sua improvvisazione sul celebre standard “All the things you are” colta dal vivo nel 1953 nel corso di un concerto con il Dave Brubeck quartet. Notiamo che la strada scelta dal Nostro di portare a spasso per l’assolo patterns ritmico melodici che scavalcano agilmente le armonie del brano, se da un lato richiama canoni classici dall’altro si pone effettivamente come “alternativa” al solismo dilagante in quel periodo, frutto del genio di Charlie Parker. Paul Desmond perseguirà fino alla morte questa strada con coerenza disarmante, incurante ad esempio dell’ avvento di un Coltrane (Art Pepper altro grande altista ad esempio ne sarà influenzato), del free, e di tutto quello che verrà dopo. Probabilmente certe leziosità del Dave Brubeck quartet hanno finito  per nuocere alla percezione della statura artistica di questo grande sassofonista.

Posted 4 months ago
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Tra le collaborazioni importanti di Jim Hall tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei ‘60 oltre a quella con Jimmy Giuffrè bisogna menzionare quella con Paul Desmond, che diede ottimi risultati, anche se su una linea meno sperimentale e più  squisitamente “californiana”. Del sax alto Paul Desmond si è detto di tutto e il contrario di tutto: ai tempi era considerato un conservatore, direi un manierista, dotato com’era di una inarrivabile perfezione formale nell’esecuzione degli assolo e di una sonorità oserei dire classica. L’equivoco più grave fu quello di considerarlo un discendente di Lee Konitz: a mio avviso i due sassofonisti erano  in realtà diversissimi negli esiti della loro musica (ne parleremo in futuro). A tanti anni di distanza, e visto com’è andata la storia del jazz, l’eloquio di Paul Desmond potrebbe assumere paradossalmente dei caratteri innovativi. Si tratta comunque di un numero primo, di una figura isolata e per questo motivo a mio avviso grande. Ascoltiamo Jim Hall e Paul Desmond in questa “Time After Time” del  1959 assieme alla sezione ritmica del Modern jazz Quartet 

Posted 4 months ago
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IN MEMORIAM BOB BROOKMEYER (1929-2011)

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IN MEMORIAM BOB BROOKMEYER (1929-2011)

Posted 4 months ago

Voi vi chiederete:” ma chi suona tutti questi strumenti a fiato in questo brano?” Li suona tutti jimmy Giuffrè in uno dei primissimi esempi di overdubbing in jazz. (A quanto pare il primo esempio di overdubbing (Registrazione multitraccia) ci viene addirittura da Sydney Bechet nel 1941). Accompagnato da Bob Brookmeyer non al trombone ma al piano, e da Jim Hall alla chitarra (da notare qui alcuni esperimenti di integrazione piano chitarra, notoriamente due strumenti difficili da far suonare assieme, esperimenti che jim Hall avrebbe portato a pieno compimento nelle famose registrazioni con Bill Evans), il brano si intitola “I gotta right to sing the blues” ed è del 1958 

Posted 1 year ago
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Visto che abbiamo nominato Jimmy Giuffre, voglio darvi un’idea delle sue doti di arrangiatore di piccoli gruppi. Nato nel 1921, sassofonista tenore, clarinettista, flautista, arrangiatore dei mitici “Four Brothers” di Woody Herman, egli è una figura atipica del jazz californiano, instancabile sperimentatore di atmosfere che cercano di fondere elementi di musica contemporanea presi da Copland e Varese con elementi country folk, blues & gospel, il tutto in salsa cool jazz. Lo ascoltiamo nella prima parte della famosa “western suite” incisa nel dicembre 1958, in compagnia del mai abbastanza celebrato Bob Brookmeyer al trombone a pistoni e di un giovane Jim Hall alla chitarra elettrica. C’è un altro chitarrista che 40 anni dopo cercherà, pur in modo diverso, di giungere ad una sintesi dei vari elementi e delle varie influenze della musica americana: Bill Frisell. Ma di questo probabilmente parleremo più avanti. Bye bye

Posted 1 year ago
Posted 1 year ago

Restiamo in casa Bley, però questa volta non parliamo di Carla bensì di Paul Bley, suo ex marito e pianista tra i più influenti del jazz moderno, votato ad un free jazz intellettuale che non perde però mai di mira l’aspetto melodico del fraseggio. Jarrett lo cita come uno dei suoi ispiratori, e la cosa si può notare soprattutto nell’approccio alle introduzioni solitarie fatte di spaziosi arpeggi in cui spesso le melodie e le armonie volano libere. Qui lo sentiamo assieme a due partner d’eccezione in una reunion del 1990 di un trio che ebbe già modo di incidere tracce memorabili all’inizio degli anni 60, trio comprendente oltre a Paul Bley al piano, Jimmy Giuffre (qui) al clarinetto, e Steve Swallow al basso elettrico. E, visto che questo gruppo comprende sia l’ ex marito che l’attuale compagno di Carla Bley, ve li faccio ascoltare nell’interpretazione di un suo brano: “Where Were  We” ;il disco si intitola “The life of a trio: Sunday”.